POLITICA E CAMORRA, ROBERTO CONTE E QUEI 31MILA VOTI SOSPETTI

Non è la prima volta per Roberto Conte. Il nome del consigliere regionale già spuntò nel dicembre scorso per un’inchiesta analoga per reati contro la pubblica amministrazione che vide l’arresto di 13 tra imprenditori, dirigenti e funzionari del comune di Napoli e del consiglio regionale. Questa volta, l’ipotesi di reato è concorso esterno in associazione mafiosa. Conte, 41 anni, secondo l’accusa della dda napoletana, avrebbe ricevuto sostegno elettorale dal clan Misso nella campagna del 2001 per il rinnovo del consiglio regionale, offrendo in cambio una sponda politica per il controllo della gare d’appalto per pubbliche forniture. Cresciuto nel movimento giovanile della Dc e nell’Azione cattolica, Conte nel 94 era entrato nei Verdi. Nel suo curriculum politico anche un’esperienza al Comune di San Giorgio a Cremano, dove anni fa è stato assessore dei Verdi. Per due volte assessore provinciale a Napoli nelle due giunte guidate Amato Lamberti. Nel 2001, dalla provincia decide di fare il salto in consiglio regionale ottenendo un enorme successo, in termini di consenso. Eletto con più di 31mila voti, siglò poi il passaggio nella Margherita, partito per il quale è stato questore alle Finanze e attuale segretario dell’ufficio di presidenza, prima di confluire nel partito democratico. Su quel boom elettorale sta indagando ora la procura, che per la stessa indagine ha fermato altre sei persone. Contro il politico e gli altri sei inseriti nel fascicolo della magistratura, le dichiarazioni di alcuni pentiti, tra i quali Giuseppe ed Emiliano Zapata Misso, i due nipoti del boss del rione Sanità, Giuseppe.

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